• mariofornasari

L'onore del busines


L­­­’onorabilità può attendere, meglio il business. Per una volta il diktat non si propaga dall’Italia dei furbetti e delle corruttele ma direttamente dai fondi finanziari esteri che detengono quote in grandi società italiane tricolori, controllate dallo Stato: proprio su spinta straniera sono state bocciate le clausole di onorabilità che dovevano essere inserite negli statuti di Eni, Finmeccanica e Terna per escludere dai consigli di amministrazione le persone che fossero state condannate o anche solo rinviate a giudizio per delitti contro la pubblica amministrazione o le attività finanziarie e bancarie. Solo Enel le ha accettate.

Un successo di cui rallegrarsi per i finanzieri internazionali che vedono, con qualche ragione, lo Stato come il fumo negli occhi e le sue regole come asfissianti limitazioni. Una battuta d’arresto per il ministero dell’Economia che le aveva proposte e promette di perseguire anche la strada del risanamento etico, calpestando con qualche timore i campi minati della finanza italiana da Carige all’Expo, da Montepaschi a Fondiaria, dalla vecchia Finmeccanica a Saipem.

Ma “così fan tutti”, oliare il meccanismo per centrare il risultato è prassi in Italia e in Europa (Francia docet), nei paesi avanzati e in quelli emergenti: il business è business e merita qualche spintarella con buona pace dei pm di mezzo mondo, qualche volta zelanti. Meglio dunque un amministratore delegato astuto, elastico e profittevole di un manager ancorato a valori che paiono invecchiare alla velocità della luce. E visto come cifre da ladri di polli hanno corrotto funzionari dell’Expo, possiamo immaginare come i bonus di milioni sui profitti delle grandi corporate (valgono spesso più di duecento anni di lavoro di un dipendente) possano innescare tentazioni di adattare le regole o di aggirarle, a vantaggio proprio e della compagnia.

L’humus ispiratore generale, molto più presentabile e sostanzioso, attraversa la teoria liberista e la testa di molti Nobel dell’economia, che vedono lo Stato come uomo nero e preferiscono sia il mercato, costi quel che costi, a correggere i propri errori ed eliminare i propri manager inefficienti. Nonostante i sei anni di crisi mondiale appena subìti paiano raccontare una storia diversa.


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