• mariofornasari

Pastori rumeni in riva al Po


Non c’è solo l’idraulico polacco che migrando nei paesi dell’Europa comunitaria creò scompiglio tra i modelli accademici della concorrenza economica. Ora si affaccia anche il pastore romeno che sorveglia le greggi dalle Alpi all’Adriatico e risale il Po nei mesi più freddi dell’anno, nella transumanza del terzo millennio dove gli animali sono sì controllati da uomini e cani d’antica memoria ma pure da micro-trasmettitori satellitari. E a volte sono trasportati da tir a dieci coppie di pneumatici, nel viaggio di ritorno verso gli alpeggi più alti durante i due mesi più caldi dell’estate. Ma per 300 giorni l’anno, i pascoli si snodano e si moltiplicano in riva al Po.

È un mestiere ricco di citazioni bibliche e richiami all’inconscio quello del mandriano. Snobbato dagli italiani, che soppesano le privazioni quotidiane e la paga non entusiasmante più dell’arcaico fascino. Accettato dai guardiani dell’Est, spinti per fame ad espatriare in cerca di lavoro.

Bogdan Culianu (chissà poi se è il suo vero nome) ha una cinquantina d’anni portati con fatica. La disperazione della crisi che ha infranto i sogni di riscatto della parte più povera dell’Est europeo l’ha spinto da un minuscolo paese del Satu Mare, stretto tra Ungheria e l’Ucraina meridionale, agli argini del Po polesano, custode di un gregge di 800 pecore e agnelli. Assieme a lui un collega più giovane ed Emil, un cane meticcio con nome umano e discendenze di pastore belga al quale sta medicando una ferita con l’alcol di un (impossibile) liquore. Alza uno sguardo malandato almeno quanto il ricordo della sua Romania: “Negli anni di Ceausescu si lavorava e si mangiava tutti, adesso non più. Da quando in casa nostra comanda l’Europa abbiamo perso posti e salario, per campare non ci resta che l’estero”. È una vita dura, di sopravvivenza nelle sgangherate roulotte degli anni Settanta e in bivacchi sotto la luna. Ma il settore sembra riprendersi dopo un decennio di guai e di declino, conta dieci milioni di capi allevati e qualche busta paga in più, e dunque attrae chi ha bisogno di soldi onesti.

Culianu lavora per un’azienda trentina che lo ripaga con settecento euro al mese più il vitto e l’alloggio, se così lo si può definire. Non si lamenta, perseguitato dall’incubo della disoccupazione: con il suo salario italiano mantiene la famiglia. In Romania lavorava in officina come meccanico e aveva l’ambizione di mettersi in proprio: era bravo, non è bastato. E ora maledice l’Europa matrigna delle speranze avvilite.

Anton e Florian sono due ragazzi ai quali sono affidati quasi mille animali: “Bella la vita” ridacchiano allegri, quasi scanzonati. La paga soddisfa i loro giovani desideri e la vita errabonda tra i boschi delle golene non li spaventa. Tutt’altro. Neppure le lamentele che a volte accompagnano i pastori nell’attraversare i territori, da parte delle popolazioni locali, riescono a scalfirli. Loro tranquillizzano, con aria amichevole e decisa: “State buoni, tra un paio di giorni saremo lontani”. E così accade.

Michele è invece un italiano, straniero nella patria dei pastori dell’Est. Trentino con spiccato accento veneto, s’è fatto una impegnativa transumanza assieme a un collega, naturalmente romeno, con un gregge di 850 capi e un paio di cani: parte a settembre, come nei versi di D’Annunzio, ma la terra d’avvio non è l’Abruzzo dannunziano ma un’azienda alle porte di Trento. Discende la valle dell’Adige fino all’Adriatico, affettando il traffico della pianura padana. Costeggia il mare verso la foce del grande fiume a piedi, giorno dopo giorno. Poi via sugli argini del Po di Maestra e ancora a risalire: Porto Viro, Occhiobello, Bergantino con tanto di permessi di attraversamento concessi grazie all’interessamento dell’autorità di bacino. Anno dopo anno. Nella parte emiliana invece qualche azienda è riuscita a sopravvivere al periodo più buio dele settore.

Siamo attenti a non danneggiare le zone coltivate e a non creare disagi, se non a noi stessi” dice Michele con occhi arcigni, il portamento ingombrante ma pacifico. Due mani enormi. La sua è un’esistenza solitaria, fatta di poche parole e dignità, tracciata dall’avvitarsi dell’Italia economica e dall’arte dell’arrangiarsi. “Ho cercato altri impieghi senza riuscire mai a legare un pranzo con la cena ma ora non sono malcontento: anzi – sorride - qualche volta mi appare anche come il lavoro più antico e bello del mondo”.

#pastorizia #Po #Adige #Romania #Trentino #pascolo #economia

0 visualizzazioni

© 2023 by mario fornasari. Proudly created with Wix.com

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now