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El Dorado nel delta del Po


Scardovari (Rovigo) - Un migliaio di euro al mese in busta paga, più o meno quanto un metalmeccanico in catena di montaggio. Quattro ore di lavoro al giorno, tutti i giorni esclusi Natale e Santo Stefano. Tra loro giovanissimi con il piercing, capelli colorati e cresta, lontani anni luce dall’iconografia del lupo di mare con la fronte scavata dalle rughe. Tantissime ragazze, massaie, ex mondine che puntellano le entrate familiari.

Sono gli agricoltori del mare. Non pescatori e neppure allevatori ma coltivatori delle acque miste tra l’Adriatico e il Po che stanno trasformando il Polesine del delta in una sorta di El Dorado ittica: la sacca di Scardovari è una perla produttiva di grandi ambizioni grazie a un segreto dal nome esotico,'Tapes philippinarum', una vongola di origine filippina divenuta regina nei 3.200 ettari dei campi acquatici coltivati dagli agricoltori dell’Adriatico: è molto più grande della sorella italiana, viene seminata in modo programmato e si riproduce rapidamente, in due anni arriva a maturazione.

Garantisce qualche migliaio di tonnellate l’anno di raccolto e, assieme agli altri prodotti dell’acquacoltura, dà lavoro a 1.500 persone delle 13 cooperative del Consorzio. E fa sognare le nuove generazioni di un Polesine segnato a lungo dalle alluvioni e dall’emigrazione che si portò via un terzo della popolazione nel secondo dopoguerra: ora l’area concentra il maggior numero di imprese (2.101) di acquacoltura in Italia, aziende in forte espansione che hanno nel mirino anzitutto un mercato italiano dominato da produzioni importate, del valore di un miliardo l’anno.

Così il delta del Po — bello, profumato e suggestivo quanto la ben più gettonata Camargue francese — culla sì l’ambizione di diventare una meta internazionale del turismo ma intanto si concentra su un’attività economica immediata, concreta e redditizia: venti chili di vongole al giorno per ciascun socio cooperatore, che equivalgono a lavoro certo in una terra dove di lavoro ne ce n’è mai stato molto. Bisogna sapersi immergere nell’acqua sino al petto per riempiere di Tapes una speciale gabbia con la quale si raschia il fondo della Sacca, nelle giornate afose di agosto come in quelle gelide di gennaio: centinaia di 'coltivatori' brulicanti, l’uno accanto all’altro in una gran ressa di barche, spesso all’alba, nei tratti predefiniti per la raccolta del giorno.

"Abbiamo mute apposite che ci proteggono dalle acque freddissime dell’inverno" confida Alberto, sguardo vivace e mani possenti, che abbina la venericoltura all’attività incerta di guida turistica alle bellezze del delta. "Certo, alla lunga i dolori reumatici si fanno sentire ma qui, per campare, siamo abituati a fare più di un lavoro". Il padre era pescatore e pasador, traghettatore («di genti e animali») da una parte all’altra del penultimo dei sette rami del Po del delta.

Lui raccoglie vongole e sfrutta la sua conoscenza approfondita di aironi, cavalieri d’Italia, fenicotteri rosa e altre 370 specie animali per accompagnare occasionalmente i turisti, con una barca a fondo piatto come vuole la tradizione e moderna nel gps che può diventare strumento prezioso per uscire dal labirinto di canneti, dune e scanni, nelle giornate di nebbia fitta. Ma di solo turismo non si vive, almeno per ora, nonostante la grande spiaggia di Barricata e le incursioni al largo per la pesca del tonno rosso: gli stranieri mal sopportano l’imponente centrale elettrica installata nel cuore del delta e si indignano all’idea che zone estese della foce siano destinate alla caccia in botte.

Se gli stranieri snobbano, molti italiani nemmeno immaginano la bellezza della foce del fiume, quasi clandestina tra gli itinerari di promozione turistica. E spesso ignorano la poetica che si appoggia agli argonauti della mitologia greca, si nutre di leggende, racconti e tragedie di fiume come quella della Donzella, da cui il Po prende il nome di un ramo, morta suicida per amore di un pescatore.

Allora quel delta dall’immagine un po’ retrò e dalla citazioni classiche, ma dall’agricoltura evoluta dentro e fuori gli argini, tenta la rivincita economica come grande produttore italiano ed esportatore nella stessa Francia, alla quale vende le ostriche coltivate in Sacca che poi vengono 'ingrassate' e celebrate come proprie dalla cucina d’Oltralpe. In attesa del turismo. Con un dubbio: i ragazzi abbandonano molto presto la scuola per raccogliere vongole e denaro. La sicurezza economica dell’oggi è preferita a un domani di studio, incerto.

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